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Vaccino “Startup” contro il COVID-19

Vaccino “Startup” contro il COVID-19

Le startup rappresentano una risorsa importante per il nostro Paese, vanno incentivate e sostenute perché sono una fonte importantissima di sviluppo e ricerca per il nostro sistema economico e occupazionale.

Come ha impattato l’attuale situazione epidemiologica sullo sviluppo delle startup? 

Il sito istituzionale del MiSE, il 24 luglio 2020, ha pubblicato on-line i dati della 16ª edizione del Rapporto trimestrale di monitoraggio (aggiornati al 30 giugno 2020) dedicato ai trend demografici e alle performance economiche delle startup. La fotografia che abbiamo dal Report è che, al 30 giugno 2020, il numero di startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese – ai sensi del decreto-legge 179/2012 – è pari a 11.496, in aumento di 290 unità (+2,6%) rispetto al trimestre precedente. Le recenti startup innovative, avviate grazie alla modalità di costituzione digitale e gratuita, sono 3.167.

L’emergenza sanitaria, dunque, non ha fermato il desiderio di innovazione dei nostri imprenditori italiani che hanno potuto far nascere le proprie idee di startup tramite strumenti digitali anche durante il periodo di  lockdown. Il forte aumento nella scelta della costituzione digitale infatti dimostra il desiderio imprenditoriale nel riconquistare spazi di normalità cercando di cogliere nuove opportunità ad alto impatto innovativo.

Ciò che colpisce è l’interesse dimostrato da eccellenti guru come Alec Ross, l’ex guru per l’innovazione di Barack Obama,o da realtà imprenditoriali che hanno investito milioni di euro come H-Farm o ancora professori come Daniele Manni, che con il loro impegno e rispetto verso le nuove generazioni si dedicano alla formazione di nuovi “creativi concreti” proprio in Italia.

Mr Alec Ross 48 anni, l’ex guru per l’innovazione di Barack Obama, si è appena trasferito in Italia insegnerà presso la Business School dell’Università di Bologna. E’ alla ricerca di imprenditori italiani da sostenere con il suo fondo di venture capital e afferma «Il vostro Paese ha un potenziale incredibile e non ancora sfruttato» 

La sua frase celebre è “siate affamati come lupi d’inverno”.

Con un investimento di oltre 100 milioni dedicato alla formazione di talenti che possano guardare al futuro con occhi da startupper visionari c’è H-Campus, il più grande polo per l’innovazione e la formazione in Europa appena inaugurato a Roncade (TV) . Un luogo dove scuola, talenti e mercato si contamineranno per creare innovazione.

Superficie complessiva: 51 ettari, di cui solo il 10 % è edificato. Il resto sarà lasciato a “parco” accessibile a tutti. Saranno piantati otre 3.500 alberi. Sarà un campus sostenibile e autosufficiente per l’85% del suo fabbisogno energetico.

Oggi abbiamo realizzato un sogno” dice Riccardo Donadon fondatore di H-Farm. “Abbiamo l’ambizione di creare un nuovo modello, dove scuola, mercato e mondo dell’innovazione si contaminino, alimentandosi l’uno con l’altro, creando le migliori condizioni per lo sviluppo di una nuova economia.

Un luogo che diventi bacino di talenti che non fuggono all’estero e a cui potrà attingere l’intero Paese”.

Podio mondiale per il nostro Paese è quello che ha ottenuto il professor Daniele Manni che grazie alla tecnica didattica “LEARNING (entrepreneurship) BY DOING (startups)” è giunta al terzo posto agli “International Innovation and Entrepreneurship Teaching Excellence Awards”, unica scuola superiore vs. 9 Università del mondo nella shortlist dei 10 finalisti.

La nostra Meglio di noi (congrats!) il Politecnico di Hong Kong (1°) e l’Università di Helsinki (2°).

Il professor Manni racconta “Da oltre 15 anni al “Costa” incentiviamo e aiutiamo gli studenti, a partire da 14 anni, ad ideare e condurre micro e piccole startup innovative, sono vere e proprie imprese che lanciano sul mercato reale nuovi prodotti e servizi.

Grande Prof! Grazie al suo amore verso l’insegnamento ha trovato la chiave per stimolare idee, progettualità e motivazione nei suoi studenti!

Cosa c’è di più prezioso che un professore, un guru e un imprenditore lungimirante che sognano per i nostri giovani un futuro brillante in Italia??

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Valory continua a mettersi alla prova proprio per dare voce alla voglia di cambiamento e di entusiasmo di cui la nostra start-up si fa promotrice su palchi importanti come quello di ATENA STARTUP BATTLE, 1 ottobre in sfida tra le 20 startup finaliste.

Per DIGITAL INNOVATION DAYS, il più grande evento italiano dedicato al Marketing Digitale, al Social Media Marketing e all’innovazione a 360 gradi, Valory sarà Media Partner con i suoi giovani reporters pronti ad intervistare gli speakers dell’evento.

NOI SIAMO NATI PRONTI!

“Potere alle Parole”: intervista ad Amir Issaa

“Potere alle Parole”: intervista ad Amir Issaa

Le parole hanno un potere indescrivibile. Raccontano, descrivono, curano e feriscono. Possiamo leggerle in un libro, su un muro, ascoltarle in un dialogo o in una canzone. 


In questo articolo intervistiamo Amir Issaa, rapper italiano che tra i primi ha dato voce agli “italiani di seconda generazione”. Figlio di padre egiziano e madre italiana, originario del quartiere romano di Torpignattara, parla ai giovani della strada e delle Università, impegnato in progetti internazionali per raccontare la cultura italiana, utilizza il rap come strumento per parlare di argomenti quali inclusività, solidarietà e integrazione. 

Le sue storie parlano alle nostre coscienze spesso superficiali e bigotte e mettono a nudo quello che non vogliamo vedere. Le sue parole danno forma a  racconti forti, pieni di coraggio e riscatto e da loro non possiamo sfuggire perché arrivano con la potenza del cuore e del beat.

  1. Quando hai iniziato a pensare che la musica potesse diventare un lavoro?

Per molti anni ho svolto l’attività di rapper parallelamente ad altri lavori, nonostante sentissi già che ciò che volevo fare, nonché l’unica cosa che sentissi di fare davvero bene, era fare musica rap. Non vengo da una famiglia agiata, chiaramente, perciò è sempre stato fondamentale per me il fatto di potermi mantenere, e con la nascita di mio figlio questa prospettiva di stabilità si è anche alimentata. Poi nel 2004 c’è stata una importante collaborazione con Mr Phill, e, vedendo che i compensi aumentavano, è stato allora che ho iniziato a pensare che davvero la mia passione potesse finalmente tradursi in un lavoro a tempo pieno: tutto ciò si è concretizzato con l’uscita del mio primo album nel 2006 con una grossa major, la Virgin.

  1. Per trovare la tua strada, hai pensato che il tuo passato potesse essere qualcosa da cui riscattarsi o un valore aggiunto per raccontare storie di chi non ha voce? 

Sinceramente, ho provato entrambe le cose riguardo al mio passato, ma in fasi diverse della vita. All’inizio, la mia esperienza era qualcosa di cui mi vergognavo e che volevo nascondere, e per questo nei miei primi pezzi abbracciavo l’immaginario più autocelebrativo del rapper nella cultura hip hop; è stato solo in un secondo momento, con la maturità e con la composizione della canzone “5 del mattino”, che ho capito che il mio vissuto poteva essere un potente mezzo di riscatto, nonché un’utile testimonianza, per i ragazzi di oggi, di come la rivalsa sia possibile grazie alla cultura.

  1. Quanto conta per un artista “vivere la strada”?

Dipende da che tipo di artista è. Diciamo che l’arte è sempre, o secondo me dovrebbe essere, espressione della vita dell’artista. Io parlo di esperienze che ho vissuto, perciò la vita di strada era l’unica cosa di cui potevo parlare, ma non è obbligatorio: ci sono molti artisti bravissimi che non hanno vissuto in situazioni di difficoltà e lo stesso producono un’arte molto valida.

  1. Per riuscire a realizzare i propri sogni suggerisci coerenza o compromessi?

Dipende dal tuo obiettivo: se il tuo scopo è semplicemente esprimerti e mostrare ciò che senti, allora puoi fare quello che vuoi senza accettare compromessi; se invece il tuo obiettivo è anche guadagnare, è chiaro che entra in campo la mediazione tra ciò che vuoi fare e ciò che può piacere anche agli altri.

  1. Su cosa sono focalizzati i tuoi prossimi contenuti musicali?

Sto lavorando a un nuovo album che uscirà prossimamente e che, come ogni disco, costituisce un po’ la colonna sonora di una fase della mia vita. In questo momento, tutto questo si sintetizza nel forte valore di riscatto sociale, non solo mio ma anche altrui, che sta alla base del mio lavoro, e di conseguenza nello scopo anche didattico di ciò che faccio, che è poi il motivo per cui mi rivolgo tanto ai più giovani.

  1. Cosa significa per te essere un Coach Valory?

Essere un Coach Valory per me significa essere una persona che promuove valori positivi riuscendo a diffondere il più possibile la propria testimonianza. Questa piattaforma è davvero utile, perché mi dà la possibilità di parlare ai giovani in un modo più diretto e adatto a loro di quello che ho imparato nel tempo.

I progetti futuri sono tanti, tra musica, didattica e letteratura: sicuramente ne sentirete parlare.

Grazie ad Amir, Valory entra nel mondo del Rap, linguaggio d’espressione delle nuove generazioni attraverso contest e percorsi on-line e live che abbiamo organizzato e organizzeremo nei prossimi mesi  insieme all’artista.

Dare la possibilità ai giovani di confrontarsi di persona in modo diretto con professionisti del settore è un’esperienza unica che offre loro opportunità di crescita.

Noi continuiamo ad allenare talenti responsabili!

Scritto da Linda Lato

“Città della Poesia” – Intervista a Simone Mestroni

“Città della Poesia” – Intervista a Simone Mestroni

La lettura ci insegna ad accrescere il valore della vitavalore che non abbiamo saputo apprezzare e della cui grandezza, solo grazie al libro, ci rendiamo conto.”
Questa citazione di Marcel Proust non poteva certo tenere conto che la lettura e l’avvicinamento alla letteratura potevano avvenire in modo insolito e originale come quello di Simone Mestroni e andare oltre il libro.
In questa intervista vi raccontiamo il progetto “Città Della Poesia” di Simone Mestroni che porta nel cuore il desiderio di avvicinare alla letteratura TUTTI, superando le convenzionalità, realizzando volti di scrittori e scrivendo poesie sulle saracinesche e sui muri della città di Udine.
Una proposta artistica originale nel contenuto, nello scopo e nella forma. In un’epoca in cui tutto scorre velocemente, l’artista ci cattura con l’immagine, ci fa fermare e riflettere lasciandoci un frammento di letteratura nel cuore. 

E’ nata prima la passione per i murales o la letteratura?
“Ovviamente per la letteratura. Il mio progetto si chiama “Città della poesia”. Va da sé che senza prima un’esperienza letteraria non avrei potuto fare una proposta artistica”.Quando e come hai deciso di trasformare le tue passioni nel tuo lavoro?
Tutto è cominciato gratuitamente. Mi presentavo dai commercianti del centro storico che possedevano delle saracinesche e spiegavo loro che volevo portare la poesia alla portata di tutti attraverso la pittura. E’ solo con il progredire del progetto, in termini di successo, che mi sono ritrovato a farne un lavoro”

Piazza S.Giacomo (Udine)



Il tuo progetto “Città Della Poesia” come nasce?
“Città Della Poesia è una risposta agli aspetti oscuri del presente. E’ l’alternativa allo “stupidume” moderno, alla talvolta spigolosa e rozza quotidianità, sia nei modi di esprimersi che in quelli di atteggiarsi.
A tutto questo ho risposto creando un contro altare che rappresentasse l’esatto opposto.
La delicatezza delle parole, la sinuosità dei mezzibusti di chi le ha scritte.
Un progetto che ha, però una finalità didattica ben precisa, vale a dire quella di catturare l’attenzione dell’uomo della strada, presentandogli versi e autori della poesia che magari non conosceva, dando così la possibilità di imparare qualcosa di letterario anche a chi non frequenta librerie, università e i vari luoghi adibiti alla cultura.
Un progetto ambizioso, se pensate che siamo uno dei paesi che legge di meno in Europa”.

Come scegli le frasi e gli autori da rappresentare?
Quasi sempre chi mi commissiona un lavoro mi lascia libertà di scelta e a quel punto soddisfo i miei gusti personali. Tendo a presentare autori sì di importanza nazionale o mondiale, ma comunque meno noti. Questo affinché si possa generare una conoscenza in più.
Tanti conoscono Alda Merini. Pochissimi conoscono Cristina Campo. Tanti conoscono Alda Merini. Pochissimi conoscono Cristina Campo. Io per far valere il mio principio di didattica, vale a dire quindi un principio di insegnamento, propendo a dipingere la Campo perchè sicuramente poco nota.

Preciso che quando parlo di insegnamento lo faccio senza presunzione, ma è la parola giusta per descrivere l’obiettivo di Città Della Poesia, che ripeto, è quello di far apprendere la letteratura ai passanti.

Le parole possono cambiare il mondo?
“Niente può cambiare il mondo se non lo sviluppo tecnologico; Il resto sono concetti fiabeschi. La poesia, la bellezza, l’arte, sono tutti ricamini cui ci piace credere. Sono un ragazzo molto concreto, tuttavia ammetto che la parola può cambiare e salvare un singolo individuo”

Via Planis (Udine)

Che cosa significa per te far parte del team Valory?
Valory è come Città Della Poesia, una scelta alternativa su un sentiero sicuramente meno illuminato, perché più impervio, dove ci si incammina se si hanno degli interessi positivi.
Una piattaforma dove una volta tanto non vi è spazio per aspiranti influencer  e spassionati. In Valory ho visto tanti ragazzi per bene che ti fanno credere che c’è del buono in giro”

Live Valory (Bologna)

Quali sono i tuoi progetti futuri?
“Io non ho progetti. Ho il progetto; fatto e finito.
Quello che c’è da fare è divulgarlo, farlo comprendere e riuscire a coinvolgere.
Per capirlo bisogna vedere in Città Della Poesia il solco che traccia d’innanzi ad un futuro che non promette che decadenza culturale, una trincea di resistenza letteraria, dalla quale bisogna però saper anche uscire per brandire il messaggio.
“Mi aspetto che soprattutto le amministrazioni capiscano che quello che faccio non sono dei disegni, ma una battaglia per tenere in vita quello che fu scritto e la memoria di chi lo fece”.

Millennians e il mondo del lavoro

Millennians e il mondo del lavoro

Con il termine Millennial si indica la generazione del XX secolo che comprende i nati tra il 1981 e il 1996. Sono i consumatori 2.0 ed è la prima generazione a vivere nell’era digitale. 

Questa generazione è oggetto di moltissimi sondaggi e ricerche perché rappresenta il maggior numero di  consumatori con un elevato potenziale di spesa oltre a rappresentare il gruppo demografico più numeroso (secondo i demografi del Pew Research Center sono circa 2,3 miliardi di persone).Intercettare le preferenze e le abitudini dei Millennian diventa, dunque, strategico per le aziende e per i brand. Cosa piace ai Millennian? Gallup, società di consulenza e analisi, ha voluto approfondire questa tematica con una ricerca di mercato complessa e ad ampia portata dat titolo “How Millennials Want to Work and Live”.

Questa generazione è nota per avere più facilità di spostarsi da un’azienda all’altra ed è poco propensa a fidelizzarsi: il 60% di loro afferma infatti di essere aperto ad altre opportunità di lavoro. E’ una generazione fortemente criticata per questo, ma va considerato che molti, in realtà, non vogliono cambiare lavoro, ma sono le aziende che non danno loro validi motivi per restare. I Millennians cercheranno nuove opportunità lavorative fino a quando non troveranno ciò che desiderano.
L’indagine di Gallup scopre che i Millennials hanno difficoltà a trovare un buon lavoro che li coinvolga e li soddisfi, facendo registrare il tasso di disoccupazione più alto negli Stati Uniti.
Quali sono dunque le condizioni lavorative ideali per i Millennials?

COSA VOGLIONO I MILLENNIALS? 

1. Avere uno scopo

Per i Millennials il lavoro deve avere un significato, una giusta causa sentendosi liberi di scegliere. Il compenso è importante e deve essere equo, ma l’aspetto economico non è un fattore discriminante nella scelta di un lavoro. Questa è una generazione ottimista e crede che la vita e il lavoro dovrebbero avere un significato e vanno vissuti pienamente.

2. Apprendimento e crescita

Il motivo principale per cui viene lasciato un lavoro è una nuova opportunità di crescita professionale. Il rapporto rivela che l’87% dei Millennials considera le opportunità di crescita e di sviluppo professionale importanti in un lavoro. Le aziende che sanno individuare ed offrire questa occasione di crescita di carriera saranno molto più attraenti agli occhi dei Millennials.

3. Niente più capi, ma allenatori

I Millennials si aspettano che i loro capi “allenino” le loro capacità e le valorizzino come persone e dipendenti. Ciò richiede relazioni umane e non solo gestione del personale attraverso comando e controllo. Il 58% dei Millennials afferma che il valore dei manager e la qualità della gestione del personale sono estremamente importanti per loro quando valutano una proposta di lavoro.

4. Confronto e colloqui più frequenti

La maggior parte dei dipendenti riferisce che le loro prestazioni vengono valutate sulla base di report annuali o anche meno. Questo non è soddisfacente: quello che vogliono i Millennials sono confronti più frequenti sulle loro ambizioni, aspirazioni e obiettivi su cui costruire piani di carriera personalizzati.

 5. Valorizzare punti di forza

Andare oltre le loro debolezze è sviluppare e valorizzare i punti di forza. I punti di debolezza non si sviluppano mai in punti di forza: questi ultimi, invece, si sviluppano all’infinito. Il desiderio dei Millennials è che i manager trovino il modo di investire nel futuro dei propri collaboratori, affinando le loro competenze e istruendoli a diventare lavoratori migliori sin da subito.

6. I Millennials non vogliono un lavoro, vogliono un buon lavoro.

I Millennials vogliono contribuire attivamente all’interno di un’azienda, portando un valore aggiunto che permetta loro di sentirsi valorizzati. Vogliono un lavoro a cui appassionarsi, con il quale crescere ed evolversi.

Questa generazione altamente connessa con il mondo che li circonda vuole di più dalla vita e crede di poterlo ottenere. Sta spingendo per un cambiamento nel mondo, anche sul mercato e sul posto di lavoro e non si accontenta di schemi precostituiti osservando il mondo con occhi curiosi alla scoperta di emozioni da vivere anche lavorando.

Fonti Gallup  

Scritto da Linda Lato

LA PSICOLOGIA È UN DIRITTO PER TUTTI

LA PSICOLOGIA È UN DIRITTO PER TUTTI

Tante volte abbiamo parlato dei rischi psicologici connessi alla pandemia, soprattutto nel periodo più rigoroso del lockdown. Il periodo di incertezza e insicurezza sarà, molto probabilmente, destinato a durare nel tempo, coinvolgendo ciascuno di noi anche se per motivi differenti. Siamo senza risposte certe su cosa accadrà a settembre: il rientro scolastico, l’organizzazione familiare, il lavoro.

In questo articolo abbiamo intervistato ROBERTO CALVANI, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Friuli Venezia Giulia,  psicologo dirigente presso ASUFC Friuli Centrale di Udine e segretario del CNOP (Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi). Una voce autorevole nel campo della psicologia, attraverso la quale poter osservare i dati generali emersi nei mesi precedenti e le proiezioni del prossimo futuro.

  1. Quali sono i dati emersi dalle rilevazioni del CNOP (Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi) durante questa emergenza?

È emerso un bisogno di psicologia. Da un’indagine condotta in collaborazione con I’Istituto Piepoli su un campione di 1000 cittadini è emerso che 8 italiani su 10 hanno bisogno di un supporto psicologico come aiuto per gestire questa fase e vogliono che sia il sistema pubblico ad assicurare questa assistenza. Il 62%

degli italiani pensa che avrà bisogno di un supporto psicologico per affrontare la normalità, 1 italiano su 3 ha dunque confermato di avere bisogno di questo tipo di sostegno. Da questa indagine abbiamo riscontrato anche una sorta di “emergenza di coppia”: durante la fase di lockdown sono aumentate le richieste di separazioni. Un dato emerso precedentemente, ma che è confermato anche in questa fase, è che la salute psicologica deve essere compito delle Istituzioni, non si può lasciare un’emergenza di questo tipo solo al volontariato. 

  1. Qual è il rapporto dei giovani rispetto al supporto psicologico?

La maggiore richiesta di aiuto è arrivata principalmente dalla fascia d’età sopra i 30 anni, ma abbiamo raccolto dati rilevanti anche nella fascia adolescenziale.  I giovani, durante l’emergenza, hanno considerato il web da un punto di vista social, ma non socializzante. Si sono connessi per stare in contatto con gli altri, ma restando con un grande senso di solitudine. Attualmente stiamo riscontrando anche un aumento significativo di segnalazioni, ai nostri servizi, da parte di medici di base e pediatri, di dipendenza e astinenza da tecnologia in bambini anche molto piccoli (9/12 anni). In merito a queste segnalazioni stiamo cercando di organizzare progetti dedicati.

  1. Quali disagi sono emersi maggiormente dai colloqui a sostegno psicologico, durante l’emergenza Coronavirus?

Attraverso i numerosi colloqui on-line (o anche in presenza, nei casi più gravi), nella fascia adolescenziale, abbiamo riscontrato gravi disturbi dell’ansia, del sonno e dell’alimentazione legati anche ai cambiamenti della routine. La paura è emersa soprattutto nel primo periodo e a volte è sfociata nel panico. Nella fase successiva abbiamo assistito a disturbi quali alterazione del tono dell’umore, instabilità emotiva, entusiasmi e depressioni, disagi legati anche alla comunicazione e alle informazioni discordanti ricevute da fonti ritenute attendibili. Abbiamo riscontrato un aumento nell’uso di farmaci e attacchi di panico scambiati a volte per sintomatologie di malattie cardiovascolari. 

  1. David Lazzari, presidente nazionale dell’Ordine degli Psicologi ha dichiarato che questa emergenza sanitaria diventerà sempre di più un’emergenza psicologica. Quali sono secondo Lei gli interventi indispensabili per contenerla?

In questa fase, in cui l’emergenza sanitaria – medica è più controllata, emerge un’emergenza di tipo sociale. Le Istituzioni devono essere preparate ad offrire non solo supporto nelle terapie intensive, ma supportare psicologicamente tutti coloro che ne abbiano bisogno. Nella prima fase abbiamo mobilitato 12 mila psicologici in Italia per un supporto di tipo psicologico attraverso un numero verde: in Friuli hanno aderito volontariamente 350 psicologici con oltre 2000 colloqui. L’ultimo Decreto Rilancio, ha lasciato ampio spazio alle Regioni per acquisire nuove professionalità sanitarie per l’emergenza, sottolineando la necessità anche della professionalità psicologica. Abbiamo avviato una campagna che porteremo avanti con la “Giornata Nazionale della Psicologia” che si terrà ad ottobre, dal titolo “#lasalutepsicologicaèundiritto”: un diritto di tutti e non un privilegio di pochi che possono permetterselo. 

  1. Il rientro scolastico: ritiene sia necessario un supporto psicologico agli studenti in collaborazione con gli insegnanti e le famiglie? 

Il sistema scuola è un sistema complesso e meritevole di grossa attenzione. Poter aprire sportelli scolastici di supporto a famiglie, studenti e insegnanti lo abbiamo ritenuto molto importante. Il CNOP è riuscito ad implementare a livello nazionale 1 milione di euro in fondi destinati alle scuole. Nell’ultimo decreto Rilancio, diventato legge, si parla di 3 milioni di euro da destinare alle scuole per l’apertura di sportelli di sostegno psicologico.  Se le scuole ne faranno richiesta, essendo questa una scelta legata all’autonomia scolastica, potranno attingere a queste risorse per attivare questi sportelli di supporto. Come Consiglio regionale (Friuli Venezia Giulia) dell’Ordine degli psicologi provvederemo a comunicare a tutti gli Istituti i riferimenti di legge e la modulistica per richiedere l’attivazione di questo sportello. 

  1. Può dare qualche consiglio per un sereno rientro scolastico?

Le linee guida generali non danno oggi certezze e garanzie alle famiglie in un sistema complesso come quello scolastico. Ci sono troppi punti interrogativi, per cui consiglio primariamente di ottenere anticipatamente le informazioni organizzative (palestre, corridoi, lezioni, orari, accessi…) relative all’Istituto di proprio interesse. Molti dei disagi tra i giovani sono riconducibili alla mancanza di routine, disordini degli stili di vita legati al periodo estivo in generale e al periodo di lockdown nello specifico. E’ necessario riprendere ritmi sonno-veglia e abitudini alimentari  almeno due settimane prima dell’inizio della scuola. 

Grazie alla lungimiranza del dott. Calvani nel 2018 abbiamo lanciato con l’Ordine degli Psicologi del Friuli Venezia Giulia la prima call rivolta a tutti i professionisti  della regione per avviare un progetto sperimentale di primo ascolto attraverso la nostra piattaforma digitale VALORY APP. Successivamente anche l’Ordine dell’Emilia Romagna ed altri colleghi del Trentino, Lombardia e Sicilia hanno aderito, contando oggi oltre 60 professionisti.

L’obiettivo del progetto è duplice:

1. avvicinare la figura dello psicologo alle nuove generazioni attraverso un sistema che garantisce risposte personalizzate via chat tutelando l’anonimato;

2. dare un supporto ai centri d’ascolto scolastici e soprattutto territoriali ai quali gli utenti vengono rinviati sulla base dei sintomi riscontrati.  

Il VALORY PSY TEAM durante la presentazione di lancio di VALORY APP IL 19.01.19. Guarda il video completo qui.

Crediamo nel valore della professionalità e la mettiamo al servizio delle nuove generazioni.

Scritto da Linda Lato