Video Intervista: Noemi Demontis

Video Intervista: Noemi Demontis

“ValorY ti valorizza veramente. Da io che ero incredula incredula, posso dirvi che è un mondo fantastico, trovi persone che in cambio non vogliono niente, vogliono solo darti quella pacca sulla spalla; per dirti: noi ci siamo”. GRAZIE per le belle parole, vogliamo aiutare tutti i giovani a perseguire le loro passioni e talenti! E @noemi_emy_demontis lo ha capito. Scopri la sua intervista completa scaricando l’App 😍😉🔝

Video Intervista: Martina Bagatin

Video Intervista: Martina Bagatin

“Il mio sogno più grande è quello di cantare davanti a tantissime persone, e soprattutto di riuscire a trasmettere quello che la musica trasmette a me”😜✌️🎵🌍 Siamo certi al 100% che @_martinabagatin_ riuscirà a realizzare il suo sogno, e siamo qui per supportarla! E il tuo sogno qual è? Faccelo sapere scaricando #ValorYApp: racconta le tue passioni, partecipa ai sondaggi, eventi, e sarai protagonista del tuo #futuro!⠀

 

La Musica ̬ fatta di dettagli РIntervista a Giuliano Boursier

La Musica ̬ fatta di dettagli РIntervista a Giuliano Boursier

Vuoi emergere nel campo della musica e vuoi sapere come fare? Non sai come destreggiarti nel mondo delle case discografiche? Il mondo della promozione musicale è complesso e altamente competitivo. Non è facile emergere  in un mondo dove, ogni giorno, tantissimi artisti di talento realizzano nuova musica. Trasformarsi da musicista emergente ad artista riconosciuto richiede impegno e soprattutto il supporto di professionisti che sappiano valorizzarti, dalla scrittura del brano fino ad arrivare alla vendita di un album.
In questo articolo abbiamo intervistato Giuliano Boursier, musicista talentuoso, e oggi produttore artistico e Personal Manager. Ci racconta la sua vita artistica e la sua trasformazione, che lo vede protagonista nel ruolo di produttore di moltissimi artisti. Un’intervista che racconta le sfumature della musica e la strada per raggiungere l’espressione del proprio talento.

CHI E’ GIULIANO BOURSIER ?

Sono nato con il pianoforte in casa, ereditando questa passione da mia nonna. Ho iniziato a studiare pianoforte classico a 4 anni , quando ancora non sapevo né leggere né scrivere. All’età di  10 anni sono entrato al Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli, facendo studi classici anche se contemporaneamente cresceva la mia passione per la musica leggera. Intorno agli 11 anni ho iniziato a comporre, realizzando i miei primi brani di musica leggera. Completati gli studi, a 19 anni, mi sono trasferito in Lombardia cominciando a lavorare da subito come arrangiatore e manager, organizzando eventi musicali e, contemporaneamente, esibendomi come musicista in concerti di musica leggera. 

QUALI SONO LE TAPPE PIU’ IMPORTANTI DELLA TUA CARRIERA?

La prima tappa fondamentale è stata sicuramente la realizzazione del  mio primo studio di registrazione, che mi ha dato l’opportunità di iniziare a comporre le prime canzoni e i primi arrangiamenti. Ero un nuovo produttore, ma non ancora riconosciuto. All’età di 25 anni, ho lavorato come manager di SanremoLab (oggi denominato “Area Sanremo”), dove curavo e componevo basi e canzoni per alcuni artisti partecipanti. In questa occasione ho conosciuto Daniele Stefani, che all’epoca aveva 19 anni e con il quale nacque un rapporto di amicizia. In quel periodo firmò un contratto con la casa discografica Sony Music ma, per un anno e mezzo, nonostante la collaborazione con  produttori di artisti già noti, non riuscì a presentare alcun brano che piacesse alla Major discografica. Decise, dunque, di affidarsi a me. Raggiunsi il mio primo successo da produttore artistico con il brano “Un giorno d’amore” con la Sony, canzone scritta insieme, dove mi sono occupato della produzione e dell’arrangiamento. La Sony, dunque chiese a Daniele di presentare un secondo singolo con lo stesso produttore e anch’esso venne accettato. Ciò mi aprì le porte ad un contratto direttamente con la Sony per la produzione di tutto l’album di Daniele Stefani. Da li parte la mia carriera di produttore consolidata perché, in quel momento, ero riuscito a mettere sul mercato un prodotto di successo con una multinazionale come la Sony. Ha inizio un periodo molto importante della mia vita fatto di successi. Ho prodotto Roberto Angelini con “Gatto matto” che divenne una hit e tutto l’album per la Virgin. Venni contattato da Luca Dirisio quando ancora era un’artista sconosciuto.  Proveniva da collaborazioni con altri produttori che, forse, non erano riusciti a vedere il suo talento. Con il brano “Calma e sangue freddo” inizia la nostra collaborazione con Sony, diventando non solo il  produttore e il suo arrangiatore, ma anche editore e Personal Manager, seguendolo nei successivi tre album più importanti della sua carriera. Ho partecipato anche ad alcune edizioni del Festival di Sanremo in veste di direttore d’orchestra accompagnando  oltre a Luca Dirisio e Daniele Stefani anche i Modà. Negli anni successivi, facendo management, marketing e comunicazione ho creato un’azienda che si occupa di discografia e eventi: Ahead of Time. Un’etichetta discografica indipendente dedicata alle produzioni musicali, nata dalla richiesta di un mercato che è cambiato e che richiede alta professionalità anche nella comunicazione digitale. Un’ azienda che, con uno staff qualificato per settore, accompagna l’artista dalla sua idea alla sua realizzazione.

 

UNA CARRIERA MUSICALE DA FRONTMAN A PRODUTTORE. PERCHE’ QUESTO PASSAGGIO?

All’inizio della mia carriera musicale volevo fare il cantante, volevo emergere. Da subito, però, ho capito che per fare il cantante non solo devi essere molto intonato ma devi avere un appeal sul timbro ed essere un grande interprete. Ho quindi deciso già intorno alla maggiore età che avrei avuto grandi soddisfazioni anche dedicandomi agli artisti emergenti che volessero fare i cantanti, abbandonando l’idea di investire su me stesso come artista.

COME SI DIVENTA PRODUTTORE ARTISTICO?

Non c’è una laurea per diventare produttore artistico, lo si diventa sul campo. Il produttore artistico, è colui che insieme all’artista lavora alla realizzazione di un  “prodotto musicale” (singolo o album), definendone anche gli arrangiamenti e i testi, curandone ogni dettaglio fino alla sua messa in commercio. Ha il compito di rapportarsi con le case discografiche nella scelta dei brani, lavora in studio con l’artista. Lo scopo di affinare l’arte di un “diamante grezzo” e portarlo alla luce,  contemplando la realizzazione del progetto. 

COME RICONOSCI UN TALENTO?

Un vero artista ti sa emozionare, indipendentemente dall’età. Oggi in molti sanno cantare ma in pochi sanno cantare ed emozionare. Non serve soltanto cantare bene. Devi trovare nella perfezione del canto il modo di arrivare al cuore della gente. Noi addetti ai lavori, quando valutiamo un talento andiamo a cercare spesso un timbro inconfondibile, cioè un suono che emette il cantante, che sia  davvero particolare. Il timbro differenzia gli artisti e li rende unici. Nel caso dei cantautori, quello che conta è anche la scrittura originale dei testi.

C’E’ SPAZIO PER I CANTAUTORI OGGI?

Si, ma con fatica. Oggi non viene dato molto spazio ai cantautori. Di contro, se fino a 10 anni fa il tuo brano non veniva trasmesso in radio eri fuori dai giochi, oggi, l’avvento di internet cambia queste dinamiche. Gli artisti devono capire che la radio non è più l’unica strada. Il mondo web  ha permesso di scavalcare il muro e arrivare direttamente alla gente. Si assiste alla diffusione di generi come la “Trap” e artisti come Sfera Ebbasta , che pur non trasmessi in radio, sono molto popolari, in quanto ascoltati e scelti su piattaforme come Youtube. Le radio fanno ancora le hit, ma internet ti permette di arrivare direttamente al tuo interlocutore. Dovremmo tenerci stretti la nostra cultura italiana e i nostri cantautori, perché abbiamo un repertorio con testi incredibili. 

QUANTO CONTA LA PERSONALITA’ DI UN ARTISTA ? PUO’ ESSERE A VOLTE TROPPO INGOMBRANTE?

Tutti i veri artisti hanno una grande personalità ed è molto difficile, a volte, lavorare insieme. Nella collaborazione tra un artista e il suo produttore è importante uno scontro che porti alla crescita dell’artista stesso. Come produttore ascolto, ma mantengo una posizione ferma rispetto a quella che è la mia idea di produzione. Importante, però, è un approccio di ascolto reciproco dove anche il produttore ha modo di crescere con l’artista. 

QUALI SONO I PASSI DA FARE PER UN ARTISTA EMERGENTE ?

Oggi il business del mercato musicale è cambiato. Fino a 15 anni fa esisteva il produttore esecutivo, colui che investiva nell’artista, finanziandone i progetti discografici. Il mercato è più veloce, non esistono più canzoni che durano nel tempo, come “Volare” di Modugno, e questo ha modificato l’approccio all’investimento musicale. L’artista oggi è il primo che deve investire su stesso in termini di tempo, energie e danaro nella produzione di brani. Investire su sé stessi facendolo bene e con professionisti: cercare le biografie dei migliori produttori che ci sono sul mercato , presentando i tuoi progetti, condividendone anche gli sforzi economici per raggiungere insieme gli obiettivi comuni. È importante creare questo team di persone, che mette insieme il loro talento al fine di raggiungere un obiettivo comune. Affidarsi a persone qualificate, ti consente di limitare il rischio del tuo investimento. E’ necessario, dunque, affidarsi agli addetti ai lavori per  raffinare e definire il proprio prodotto per poi solo successivamente farlo arrivare al pubblico. 

QUAL E’ SECONDO TE IL FUTUTO DELLA MUSICA? IN CHE DIREZIONE STIAMO ANDANDO?

Spero che ritorni la musica importante, quella dei cantautori. Non è detto che la musica continui a diventare sempre più elettronica. Oggi, all’interno della nuova industria discografica, si assiste ad una maggiore diffusione della musica  indie, un vero e proprio genere musicale, legato alla produzione indipendente. Uno dei  protagonisti del panorama musicale indie  venuto alla ribalta è proprio Ultimo, arrivato al successo passando da Sanremo e con un distributore indipendente. 

 

CHE TIPO DI PERCORSO CONSIGLI AD UN’ARTISTA EMERGENTE ?

Il mio consiglio è credere in sé stessi, ma affidandosi a professionisti e a produttori artistici. Il 99% degli artisti ha bisogno di un produttore artistico, altrimenti non si spiegherebbe perché viene utilizzato dai più grandi artisti della musica italiana e internazionale.  Il produttore è proprio la persona con cui l’artista deve scontrarsi per avere un confronto costruttivo: ti suggerisce come cambiare una strofa, un ritornello o una frase. C’è bisogno di questo confronto per arrivare a realizzare il tuo brano, per definire il tuo progetto e poi pubblicarlo. L’errore più grande è credere di poter fare tutto da soli per farsi conoscere. Oggi l’artista vuole fare tutto, cantare, scrivere, arrangiare, pensare al video, alla promozione…. : è IMPOSSIBILE!!! E’ difficile riuscire a tirar fuori un brano che possa essere concorrenziale, ben prodotto, ben arrangiato e competitivo con il mondo discografico che c’è fuori . Nella musica non esiste musica di Serie A o Serie B:  esiste solo la Serie A. Bisogna fare i conti con “una classifica”. Se vuoi competere con gli artisti che ci sono oggi sul mercato musicale devi avere un prodotto competitivo, non puoi guidare in Formula 1 con la Cinquecento. Anche se sei un giovane e hai 19 anni, devi uscire con un prodotto tanto bello quanto quello dei più grandi artisti, senza chiuderti in una campana di vetro, ma AFFIDANDOTI e FIDANDOTI dei professionisti. 

PERCHE’ HAI SCELTO VALORY PER PARLARE AI GIOVANI?

ValorY è una piattaforma digitale moderna e affidabile, che offre la grande possibilità di interagire direttamente con i giovani. E’ un luogo di scambio di qualità dove i ragazzi possono trovare supporto in esperti di settore.

CHE COSA SIGNIFICA AVERE UNO STRUMENTO SMART CHE SUPPORTA I GIOVANI NELLA REALIZZAZIONE DELLE LORO PASSIONI?

Questo strumento offre ai giovani la possibilità di sviluppare e perfezionare la propria passione in maniera concreta, con la possibilità di interfacciarsi direttamente con professionisti e coach selezionati

QUALI SONO I PROGETTI FUTURI CON VALORY?

I miei progetti con ValorY sono orientati a supportare giovani appassionati di musica, con un filo diretto. La mia esperienza  trasversale , può essere da supporto al musicista, al cantante ma anche a chi vorrà operare come Manager musicale o produttore.

 

Si ringrazia Linda Lato per l’articolo. 

Cronache di una giovane giornalista

Cronache di una giovane giornalista

“Passione e dedizione. Giornalisti si nasce?!”

Ciao a tutti, sono Valentina,

ho 28 anni e sono una ragazza che scrive articoli su giornali cartacei e su una piattaforma web. Da oggi sono su Valory per raccontarvi un po’ quello che è il mondo del giornalismo di oggi in Italia. Quando Simona mi ha chiamato, dopo aver visto il mio profilo Instagram e la pagina Facebook di People’s Voice, dove intervisto e racconto i giovani con progetti, idee e sogni, ho accettato di buon grado la sua proposta. Sostengo i propositi di Valory, li ritengo molto importanti al giorno d’oggi e sono super felice di farne parte.

Sicuramente, letto l’incipit della presentazione, starete pensando “ah, beh sei una giornalista!”.

Si, vero, quando mi presento agli altri e non ho la possibilità di utilizzare dieci secondi del tempo disponibile per dire questa frase, mi definisco “giornalista”.

Ma, al di là della parola stessa, (la paura di un nome non fa che incrementare la paura della cosa stessa, si cita nella saggia saga di Harry Potter – di cui sono una super fan ndr.) il giornalista, prima di essere un intellettuale, una persona colta, uno studioso, un appassionato di geopolitica, di sport, di moda etc, è, fondamentalmente, una persona rimasta ferma alla fase dei “perchè” attraversata dai bambini piccoli.

Il giornalista è una persona curiosa. Punto. Un uomo o una donna che ad ogni sguardo, ad ogni azione, comportamento, avvenimento, si chiede prima di tutto una cosa “Perchè?… Perchè è successo questo? Perchè quel tale ha detto così?”.

Una volta scoperto che la tua passione primaria, prima ancora della tua sopravvivenza base – (tipo mangiare e bere – quelle ti ricordi quando ti brontola la pancia o hai la gola secca, prima la tua testa è altrove, non di certo focalizzata sul tuo stomaco) – è quella di dare una risposta a tutti questi “Perchè”, e che l’unico modo per darne sfogo è quella di diventare un giornalista, sappi che dovrai affrontare la tua prima grande sfida: “Il cellulare che squilla!”.

Si, davvero, a te che vuoi diventare giornalista dico: benvenuto nel club!

Ora scrivo per alcune testate locali, mi occupo di cronaca, di tutti i colori, una cosa “tranqui”, visto che al mondo oggi, ne succedono davvero di tutti i colori, talvolta anche di cultura, ma l’inizio del mio percorso lavorativo in quest’ambito è stato… rullo di tamburi… nella moda!

Ed è lì che ho capito davvero che prima di saper scrivere correttamente un articolo, inserire le 5 W, la regola delle regole, la regina, la base delle basi, (Who? Chi?, What? Che cosa?, When? Quando?, Where? Dove?, Why? Perché?), bisogna alzare il telefono, attendere che qualcuno ti risponda, fare le domande del caso, dritto al punto, scrivere quanto detto. Potrà sembrare banale, ma le prime volte, in quelle telefonate, c’è tutta la tua vita. Il cuore ti batte all’impazzata (e se dico castronerie?), la salivazione è pari a zero (e se non ricordo come mi chiamo?) e il sudore alle mani aumenta (ma se ci sono – 10 gradi com’è possibile? scusate accendiamo l’aria condizionata?) ogni singolo squillo equivale ad un tuo respiro che viene a mancare. E poi, dall’altro capo della cornetta, ecco la risposta. Ah, il sollievo di iniziare, dopo qualche momento di titubanza, che felicità!

Una volta superato l’approccio telefonico, si passerà ad un altro tasto dolente: la stretta di mano, l’intervista “face to face”.

Se mentre state leggendo questo scritto, siete seduti e in parte a voi avete carta e penna, prendete appunti: stringi forte la mano dell’intervistato, guardalo negli occhi. Ripetiamo assieme. Stringi forte la mano dell’intervistato, guardalo negli occhi. Non è una sfida, non sei tu giornalista vs politico di turno (cito i politici perchè di solito sono quelli che all’inizio intimoriscono di più, vi sfido a sentire “modifica di bilancio” quattro volte in una frase di dieci parole e capire dove inserirla nel testo, eh!). Ma non dovete nemmeno sentirvi inadeguati, pensare di essere di meno della persona che andate ad intervistare. Fondamentale, se volete fare il giornalista, è sentirvi alla pari, esattamente sullo stesso livello. Certo, vi suderà la mano, sicuramente di più dell’intervista telefonica, ma è un gesto che va fatto. Quindi, spalle dritte, educazione, forte stretta di mano, e via con l’intervista.

Se nel leggere queste caratteristiche basi, l’essere di un giornalista, hai sentito qualcosa, proprio in centro, qui, nel petto, ti stai già immaginando in una redazione, circondato da telefoni che squillano, se ti senti pronto a girare un po’ come una trottola per intervistare le varie persone e dare una risposta ai tuoi “perchè”, beh, qui la mano collega!!

Essere giornalista per me, vi sembrerà banale visto che sono di parte, è fare il lavoro più bello e difficile del mondo. Se anche tu entrerai in questo pazzo giro, credimi, avrai la possibilità di incontrare tantissime persone, svariate realtà, di raccontare storie, di farti nuove amicizie, di ridere fino a piangere, ma anche di piangere per davvero, di tirare fuori un coraggio che non sapevi di avere, di dedicare moltissimo tempo a tutto questo, di stare attenta, e soprattutto, capirai che dalle parole da te scritte deve sempre esserci solo una cosa fondamentale: la verità.

Ma queste sono tutte sfaccettature che vi racconterò nei prossimi giorni.

A presto

Valentina